Viva la Repubblica – ARTE IN CORSO! Intervista a Michele Bini e Simona Breccia

Simona Breccia Macerata
Simona Breccia in uno dei suoi ritratti

Ancora Arte in Corso! Dopo l’intervista allo street artist Morden Gore e all’artista surreale Tom Jasper Tom, continua il viaggio tra i protagonisti di Viva la Repubblica Arte in Corso. Stavolta tocca a Michele Bini aka Pendra da Castelferretti e a Simona Breccia da Macerata.

Partiamo dalla vostra formazione artistica. Quella per l’arte è stata una vostra passione fin da piccoli? Che percorso di studi avete fatto?

Michele: Mi sono formato artisticamente con la Scuola Internazionale di Comics a Jesi, dove ho conosciuto professori e colleghi importanti per me, artisticamente e umanamente.  Mio padre da giovane sognava di diventare artista, la sua specialità erano i disegni su vetro ma per volere dei genitori non perseguì quella strada. Ora ci provo io 🙂

Simona: Ho seguito il classico percorso formativo di chi sente una vena artistica, ovvero l’Istituto d’Arte e poi l’Accademia, con il triennio di restauro e il biennio in pittura e decorazione. Tutto rigorosamente a Macerata, la città in cui sono nata e cresciuta.
Ricordo che da piccola quando passavo davanti a Palazzo Bonaccorsi, all’epoca sede dell’Accademia, dicevo a mamma: “da grande voglio andare qui!”. Quindi la mia è stata una passione avuta fin da piccola anche se mia madre non era tanto d’accordo.

Veniamo proprio a Macerata, che ne pensate del fermento artistico della città in questo periodo?

Michele: Mi viene subito il paragone con la mia zona… Beh, rispetto ad Ancona secondo me Macerata è un fiorellino. Qua mi pare tutto più unito e bello, sia a livello stilistico che sociale.

Simona: Il maceratese medio è un po’ zuccone, spesso non coglie cose belle come Ratatà ed Overtime, è poco ricettivo alla novità. Per fortuna qualcuno riesce ad apprezzare l’importanza di eventi del genere che danno lustro e colore alla città. E preciso una cosa … hai usato nella domanda l’aggettivo “artistico”, in realtà io non mi sento “‘artista” ma preferisco definirmi artigiana, sottolineando l’importanza della conoscenza dei materiali, del lavoro pratico, del saper usare le mani, del vedere un risultato materiale a fine giornata. Sono anche lontana dalla visione di artista contemporaneo, che fa installazioni concettuali.

Quale tecniche usate principalmente nei vostri lavori? E amate sviluppare temi precisi o concepite anche “l’arte per l’arte” senza necessariamente messaggi o contenuti da esprimere?

Michele: Uso diverse tecniche, dal gesso, all’acrilico, passando per la china. Non ve ne è  una in cui mi riconosco di più, forse sono più affezionato al gesso perché lo associo agli esami alla scuola, anche se ultimamente sto usando maggiormente l’inchiostro.
Sui temi invece ne ho uno ricorrente: l’introspezione, ho girato intorno a questa parola, per vedere dentro le cose, grazie sopratutto alla prof. di arte visiva Emanuela Orciari, che mi ha guidato in questa direzione, mi ha fatto pensare ai sogni che facevo e agli svarioni della mia vita.

Simona: Alterno, soprattutto olio su tela e acquarello, ultimamente molto i pastelli, si tratta di scelte molto umorali come quella dei supporti. Un giorno mi sono stufata di usare la carta e mi sono buttata sul legno, che ora è il supporto che preferisco. Sui temi… non sono quella che tramite l’arte deve fare chissà quale denuncia o evocare necessariamente messaggi, non tocco temi particolari ma mi rifaccio molto alla pittura di genere come il ritratto, sopratutto degli anziani. Le mie opere sono puri momenti estetici, mi rifaccio a Renoir che diceva: “di cose brutte nel modo ce ne stanno tante, perché farne ulteriori? Tiriamo fuori il bello”.  E a Durer (a cui ho dedicato la mia pagina Facebook), luminare e precursore della pittura iperrealista. Io sono realista e non ancora iperrealista ma è sempre stata questa la mia indole, ricreare il soggetto il più  realisticamente possibile.

Michele: Io al contrario sto in difficoltà nel ritratto, ci vuole troppa attenzione per realizzarlo, mi piace molto di più il gesto,  *tela bianca, pennello, “quel che viè viè*, è da li che viene fuori la parola introspezione, non programmo mai quello che faccio. Se qualcuno mi chiedesse un ritratto proverei a descrivere come io “sento” quella persona.

Simona: Io invece mi sento ricamatrice, curo la minuziosità, i dettagli. Un po’ per indole, un po’ per la mia formazione in restauro.

Concludiamo parlando di Viva la Repubblica Arte in corso. Come state vivendo questa iniziativa? Cosa pensate dell’arte supportata da attività commerciali?

Simona: Ogni artista ha avuto il suo mecenate. Ben vengano iniziative come questa che ci danno possibilità e visibilità. Da circa un anno sono diventata libero professionista di materie artistiche, intraprendendo la strada della partita iva, mi piace rimettermi in gioco e provare a campare di quello che amo.

Michele:  Questa iniziativa mi ha conquistato fin da subito. Mi sono innamorato dell’ambiente che si respira, dei rapporti che si instaurano con gli altri ragazzi e con i commercianti. Ed è un progetto destinato a crescere e coinvolgere sempre di più la città.

 VIVA LA REPUBBLICA ARTE IN CORSO TORNA VENERDI’ 16 GIUGNO